L’estate che sciolse ogni cosa

Sono già passati diversi mesi dalla lettura di questo libro e anche ora non lo so se sarò capace di scriverne come vorrei. La sensazione è di avere fra le mani qualcosa di prezioso e fragile, da custodire avvolto in fogli di carta velina perché non si rompa. In realtà l'opera prima di questa autrice classe 1985 è tutt’altro che fragile. Intanto perché ogni capitolo si apre con una citazione tratta da Paradiso Perduto di Milton, poi perché questo libro ha la potenza di un elisir, di un balsamo che cura ferite antiche, forse mai del tutto rimarginate.

Sono già passati diversi mesi dalla lettura di questo libro e anche ora non lo so se sarò capace di scriverne come vorrei. La sensazione è di avere fra le mani qualcosa di prezioso e fragile, da custodire avvolto in fogli di carta velina perché non si rompa. In realtà l’opera prima di questa autrice classe 1985 è tutt’altro che fragile.  Intanto perché ogni capitolo si apre con una citazione tratta da Paradiso Perduto di Milton, poi perché questo libro ha la potenza di un elisir, di un balsamo che cura ferite antiche, forse mai del tutto rimarginate.
La storia, quella che trovate facilmente su ogni articolo riguardante questo libro, racconta di una famiglia dell’Ohio, i Bliss. Siamo a metà degli anni ’80 e Autopsy Bliss, integerrimo avvocato che tanto ricorda l’Atticus del buio oltre la siepe, decide di sfidare il diavolo. Mette un annuncio sul giornale locale in cui invita satana in persona a presentarsi nella sonnacchiosa e assolatissima cittadina di Breathed.
E il diavolo caduto dal cielo sembra rispondere a quelle righe strampalate e arriva davvero: piccolo, magro, nero e con delle cicatrici all’altezza delle scapole (le ali, le ali che ha perso, si dirà in paese). Ma può il diavolo essere un ragazzino di tredici anni di nome Sal? Sal, dove sono i tuoi genitori? Perché quella salopette così sporca, sdrucita, trasandata? E il Nome? Davvero Sal sta per Satana e Lucifero?
No, non è un fantasy. Non è un romanzo gotico. Non è un romanzo di formazione. Io non ve lo so dire cosa sono queste 379 pagine. Ma so che lì dentro ci ho trovato una poesia che mi ha fatto deglutire rumorosamente più di una volta. Ci ho trovato l’incontenibile disperazione di Fielding, la voce narrante, la follia di sua madre che non poteva uscire di casa perché la pioggia l’avrebbe uccisa, l’ombra nera dell’HIV e la luce accecante del razzismo più radicato, quello che fa pensare ai più di essere dalla parte degli angeli. C’è l’amore e l’amicizia. C’è il sole, il caldo torrido e le cicale. Il mondo filtrato dagli occhi di un ragazzino e quello restituito dagli occhi di un adulto disincantato dallo sforzo di vivere. O di sopravvivere.

Una nota curiosa ad uso e consumo degli appassionati. Il libro è edito da Atlandide, casa editrice che a parer mio cura in modo elegantissimo le sue edizioni tutte in tiratura limitata. La mia copia, acquistata a caso, è la numero 139 della prima edizione numerata di 999 copie del luglio 2017.

Winner of The Guardian’s 2016 “Not the Booker” Prize
Winner of Ohioana Library Readers’ Choice Award
Goodreads Choice Award Nominee for “Best Fiction” and “Best Debut”
Finalist for the Women Writers Association Star Award for Outstanding Debut
Nominee for the Lillian Smith Book Award
Finalist for Ohioana Literary Award

Tiffany McDaniel
L’estate che sciolse ogni cosa
Traduzione di Lucia Olivieri
Atlandide, 2016

Tiffany McDaniel
The Summer That Melted Everything
Scribe UK, 2017

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Roberta Frugoni
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