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infine fu la Svizzera

“So di essere noioso e sgradevole, intriso di letteratura… Ma ti amo”

La stanza è la numero 65. L’hotel, in stile belle époque, è il famoso  Montreux Palace disegnato da Eugène Jost.

Arrivo sul lungolago di  Montreux e cerco con gli occhi quella macchia giallo pallido vista tante volte in foto. Eccola!
Oltre le Marché couvert, oltre la statua di Freddy Mercury e la curiosissima cabina telefonica dedicata a Claude Nobs, padre di uno dei festival jazz più famosi al mondo. Fa caldo, il mio abbigliamento da moto stona in quell’ambiente decisamente chic ma non me ne curo: sono lì, con il naso all’insù verso il sesto piano dell’ala est dove, dal 1961 al 1977, ha vissuto Vladimir Nabokov con sua moglie Véra.

Infine fu la Svizzera

Dopo una vita di continui sradicamenti che costrinsero i Nabokov a vivere in mezza Europa arrivò l’occasione di stabilirsi sulle rive del lago Lemano, dove Vladimir trovò la tranquillità che l’odissea editoriale di Lolita aveva minato.
I favolosi guadagni provenienti da questo romanzo permisero ai Nabokov di soggiornare in uno degli Hotel più prestigiosi della Riviera.

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Fu Peter Ustinov (che pure viveva in Hotel) a indicargli il Montreux Palace e Nabokov accettò il consiglio.
Un intero corridoio dell’Ala del Cigno fu trasformato nel quartier generale dello scrittore: oltre alle camere dei coniugi Nabokov c’era una camera adibita a biblioteca con la raccolta delle innumerevoli traduzioni delle sue opere, una camera riservata al figlio Dmitri al tempo cantante lirico a Milano e, per finire, una camera adibita a ufficio dove Véra batteva a macchina i manoscritti.
Intervistato da un giornalista americano Nabokov, indicando il lago disse: “Sembra argento liquido”. E aggiunge: “Sono spaesato dovunque e sempre. È il mio stato”.

Penna o matita?

Il cassetto del piccolo scrittoio su cui presero vita le due sorelline di Lolita, la favolosa Ada e la sensuale Laura, custodisce ancor oggi, come una firma, una piccola macchia d’inchiostro.

Nabokov, però, scrisse tutte le sue opere a matita. “matite non troppo dure, ben appuntite, con la gomma a una estremità” sicché la macchia, seppur molto poetica, la lasciamo per ora nel cassetto.

Leggi l’articolo sulle matite usate (anche) da Nabokov

Il taglia e incolla di Nabokov

Ogni grande scrittore ha il suo metodo. Quello di Nabokov era di scrivere a mano su schede a righe di cartoncino Bristol formato undici per quindici. Questo accorgimento gli permise di scrivere ovunque e di spostare facilmente interi blocchi di righe da un punto all’altro del libro che stava preparando. Praticamente un “cut and paste” ante litteram.

Tra scacchi e farfalle

Oltre al genio letterario la mente di Nabokov volò sempre alta fra farfalle e problemi scacchistici. La passione per l’entomologia lo accompagnò per tutta la vita, tanto da fargli dichiarare che gli anni fra il 1942 e il 1948, durante i quali lavorò come ricercatore associato di lepidotterologia presso il Museo di zoologia comparata dell’Università di Harvard, furono i più felici della sua età adulta.

Così come per le farfalle, anche gli scacchi furono una passione totale. Lui e Véra giocavano tutti i giorni sul balconcino in ferro battuto della loro suite.
Nabokov prediligeva però la composizione di problemi: ne realizzò diciotto, di cui la gran parte proprio a Montreux.

Curiosità: quello che lui stesso definì come “il mio miglior problema in 3 mosse” venne composto sempre in un Hotel, questa volta però in Italia: era il 18 luglio 1966, “una giornata piovosa che interruppe estenuanti rincorse alle farfalle” al Grande Albergo Excelsior di Ponte di Legno.

Un’impresa di famiglia

Non deve essere facile vivere accanto a un artista. Nel caso di Nabokov, però, il sodalizio con la moglie Véra fu immediato; una coppia simbiotica fin da quando si conobbero negli anni venti a Berlino.Per capire quanto, basti pensare che nel 1928 i due impiegarono tutti i proventi del secondo romanzo “Re, donna, fante” per pagarsi una spedizione sui Pirenei dove raccogliere farfalle.
Véra lavorò sempre sotto traccia e fu una presenza costante in ogni lavoro del marito.Con l’arrivo dell’amatissimo figlio Dmitri la formazione diventò presto un trio compatto: il bambino, fonte di ispirazione per alcuni romanzi, divenne poi traduttore delle opere del padre (il traduttore preferito di Vladimir!) e in seguito esecutore testamentario.

L’originale di Laura (Morire è divertente)

L’originale di Laura – opera postuma e incompiuta è stata pubblicata in Italia da Adelphi nel 2009. Nonostante le raccomandazioni che Vladimir fece a Véra, di distruggere le 138 schede manoscritte qualora non fosse riuscito a completare la stesura del romanzo, la moglie non ebbe il coraggio di rispettare tale volontà. Le schede vennero conservate in cassaforte e dopo il 1991, anno della morte di Véra, il peso di questa scelta ricadde su Dmitri, che dopo decenni di incertezze decise di regalare al pubblico l’ultima opera di suo padre, un romanzo nel romanzo.

L’originale di Laura (Morire è divertente)
Traduzione di Anna Raffetto
Biblioteca Adelphi, 551
2009, pp. 170

Alla prossima!

La mia breve tappa Nabokoviana termina qua, ma io mi riprometto di tornare a  Montreux in inverno, per portare un fiore sulla tomba dei tre Nabokov nel piccolo cimitero di Clarens e osservare i riflessi del sole sul lago, le cime innevate del massiccio del Gramont e, se la giornata sarà limpida, il Monte Bianco.

“La vita è una grande sorpresa. Perché la morte non dovrebbe essere più grande? “

Ancora qualcosa?