La figlia unica

Guadalupe Nettel

Dopo un po’ che si conosce una persona che ci piace, se si è fortunati, l’intesa si rafforza e nasce l’amicizia. Questo è l’attimo in cui un solo sguardo si rivela sufficiente, quando anche un solo gesto vale un discorso, il famoso “allineamento” di testa che fa di due persone due persone amiche. Con Guadalupe Nettel è andata così. L’attrazione, la folgorazione e conseguente innamoramento si sono rivelati con il suo primo libro di racconti, Bestiario sentimentale.
Il consolidamento, la conferma che sì, lei mi piaceva proprio e che le nostre teste erano “letterariamente” sintonizzate l’ho avuto con la sua seconda raccolta di racconti, Petali.
Ora ritorna al romanzo, e lo fa con La figlia unica, un testo di una semplicità disarmante. E qui lo sguardo, quello d’intesa che un autore lancia al lettore che lo segue da tempo.
“Sono sempre io, mi riconosci?” Sì Guadalupe. Ti vedo.

La figlia unica è un libro sulla maternità, dicono. Sì, certamente. Se parlare di figli è maternità allora è un libro che parla di maternità.
La prima lettura, quella piana, può anche essere fatta così ed è già una bella lettura.  Una storia struggente di maternità, appunto. 
La lettura “altra”, però – e in questo la messicana Nettel è proprio brava – è quella che si può fare solo se ci si allontana un pochino, come quando con ritiriamo lo zoom e dal particolare torniamo a inquadrare il paesaggio circostante.
Allora La figlia unica diventa il paesaggio di una generazione, quella di donne che hanno potuto studiare, viaggiare, rendersi autonome. 
Un paesaggio variegato, così come lo è l’animo umano, nel quale la voglia di affermazione e di famiglia possono convivere, evolversi e contraddirsi col passare degli anni perché le donne narrate da Nettel non sono immutabili ma persone vive, con tutti i loro limiti e sbagli.
In questo panorama la figura maschile può essere un alleato o una benefica assenza ma mai, apparentemente, sostituto dell’essere madre.
Il cerchio, improvvisamente si chiude con una domanda di cui, negli anni, mi sono data risposta e che Guadalupe Nettel sembra confermare: si può essere Madri a prescinde da qualsiasi condizione biologica, di sesso o di cultura?
La risposta è sì, e credo che i personaggi di questo libro ce lo dimostrino una pagina dopo l’altra. 
Tutti, donne e uomini, si possono trovare ad essere madri di qualcuno, sia esso un bambino, un animale, un adulto. Essere madri è una scelta non sempre sovrapponibile a quella prettamente biologica.  È un libro sulla maternità, dicono. In fondo hanno ragione.

Non scrivo nulla, appositamente, sulla trama perché la storia portante è ad altissimo rischio spoiler e sarebbe un peccato cascare in un simile errore.

Guadalupe Nettel
La figlia unica
Traduzione di Federica Niola
La Nuova Frontiera, 2020

Guadalupe Nettel
La hija única
Editorial Anagrama (2020)

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Roberta Frugoni
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