Fumo negli occhi e altre avventure dal crematorio

Caitlin Daughty

Per certe persone alcuni argomenti sono veramente tabù. Se la morte è uno di questi, questo post non fa per voi. 

“Chi non desidera leggere una descrizione realistica della morte e dei cadaveri, è incappato nel libro sbagliato. Qui siete chiamati a togliervi metaforicamente la benda dagli occhi”

Caitilin Doughty mi avvisa fin dalle prime righe.  Ok, decido di proseguire. In fondo ci sono cose che mi sono sempre chiesta.  Non le cose sull’anima, che quelle chissà…sono quelle sul corpo a interessarmi. E non perché abbia il gusto del macabro, piuttosto ho una certa passione per la coerenza e alcune “usanze funebri” mi sono sempre sembrate violentemente fuori luogo, tragicamente false e sinceramente inutili nei riguardi del caro estinto e di coloro che gli sopravvivono.

 A ventitré anni e con una laurea in storia medievale in tasca Caitilin decide di inviare il suo CV a una serie di agenzie di pompe funebri di San Francisco.  Vuole fare esperienza in prima persona: troppi i suoi quesiti e le curiosità sul postmortem per accontentarsi di un racconto di seconda mano. È così che, dopo non pochi tentativi, troverà lavoro alla Westwind Cremation & Burial. Inizierà dalla gavetta, come tutti gli impieghi. Inizierà col dover rasare il volto di un uomo defunto da poche ore. Proseguirà con tutto ciò che è necessario fare per la cremazione di un cadavere. 
Che questo libro non è per tutti l’ho già scritto, vero? Ecco, invece credo che dovrebbe esserlo perché attraverso questo memoir, l’autrice riesce a restituire alla morte il suo ruolo di processo naturale e necessario. Lo fa con estrema grazia, ve lo assicuro.  E competenza. E, sì anche con estrema precisione. Ci sono passi tecnici che potrebbero disturbare quelli che preferiscono non sapere né immaginare. Altri sull’industria funeraria che fanno riflettere sulla scelta (vigliacca?) di una società che ha deciso di imbellettare e ospedalizzare il trapasso. Fumo negli occhi non è un libro triste, è un libro in cui tra un aneddoto e l’altro sulla quotidianità di un lavoro fatto di cadaveri da ritirare, spostare, vestire, preparare, cremare e consegnare “ai legittimi proprietari” ci si trova a leggere una serie di riflessioni sull’antropologia, la mitologia, la religione e la filosofia e a ragionare su come la società occidentale abbia accettato la graduale perdita di contatto con la morte.

Se avessimo il coraggio di spegnere tutto per un attimo, di ascoltarci, di ritrovare un ritmo che è quello umano, della terra e del cielo, forse ritorneremmo a prenderci cura di noi e dei nostri morti come facevano i nostri antenati. 

Caitlin Doughty
Fumo negli occhi e altre avventure dal crematorio
Traduzione di Olimpia Ellero
Carbonio editore,
2018

Caitlin Doughty
Smoke Gets in Your Eyes: And Other Lessons from the Crematory
W. W. Norton & Company, 2014

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Roberta Frugoni
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