Febbre

Jonathan Bazzi
Di dove sei?
Di Milano.
Questa era la risposta dei tanti bambini che ho conosciuto da piccola sulle spiagge dell’adriatico. Poi quelli davvero di Milano-Milano erano pochi, i più erano dei comuni che stanno attorno.
Come Rozzano, che da Milano dista solo 15 km. Ma sta a sud, sta oltre. Rozzano, Rozzangeles, il bronx. Uno dei tanti mondi paralleli che gravitano attorno alla Madunina.
Territori altri, in cui le case sono alveari e negli alveari spesso si urla, si alzano le mani, si beve, si subisce, si sta zitti perché “è meglio così”.

Questo racconta Jonathan Bazzi in Febbre. Che non è solo la storia della sua sieropositività.
È altro e soprattutto è oltre. L’oltre degli anni ottanta, quelli del Drive-in, di Colpo grosso e della cultura tutta plastica e paillettes di Mediaset.
L’oltre di crescere in una quotidianità fatta di finti lussi preconfezionati per i quartieri popolari, di capelli tinti male e trucchi troppo pesanti, di motorini che impennano per dimostrare al mondo di esistere, di parolacce, di gente che deve imparare a difendersi anche dal vicino di casa.
Ma come? Non eravamo a Milano? Come diceva quella vecchia canzone… Milan l’è on gran Milan.
Ah no. Non qui. Non in questo pugno di vie che portano i nomi di fiori, ma che dei fiori non hanno né il colore né il profumo.

Annaspa Jonathan, figlio di due genitori ragazzini, che ce la mettono tutta per crescerlo come sanno e come possono. Ma non funziona come lui vorrebbe: i colori belli e luminosi sono riservati ai libri illustrati delle favole, la vita è altro a Rozzano.Jonathan però impara a nuotare. E la sua riva la raggiunge con eleganza e stile. Libero.

Un esordio pieno di forza e colore. A me è piaciuto moltissimo, tanto che ho accompagnato la lettura con la voce di Valentina Carnelutti che ha letto l’intero romanzo per la trasmissione Ad alta voce su Rai radio 3.Jonathan Bazzi ha una scrittura fluida e trasparente come un acquerello. Le pagine scivolano via nonostante la storia tutt’altro che leggera. Ma è la vita e talvolta la (bella) scrittura aiuta a essere strumento per raccontarla, in questo caso davvero bene.

Jonathan Bazzi
Febbre
Fandango editore, 2019

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Roberta Frugoni
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