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El hombre semen

Violette Ailhaud

Quando Violette Ailhaud morì nel 1925, i suoi eredi rimasero non poco stupiti di una bizzarra clausola contenuta nel suo testamento. Una busta, contenente un manoscritto, da non aprire fino all’estate del 1952.  Ma non finisce qua, ché la Violette era bizzarra forte! Secondo il suo volere, il manoscritto doveva essere affidato solo ed esclusivamente a una discendente di sesso femminile di un’età compresa tra i quindici e i trenta anni.
Fu così che il testo de l’homme semence, scritto nel 1919 da una Violette oramai ottantaquattrenne, arrivò nelle mani della ventiquattrenne Yvelyne. Era il mese di luglio e i desideri di Violette furono rispettati ed esauditi.
La vicenda narrata nelle 64 pagine dell’uomo seme profumerebbe di favola, se non fosse che è vera.

1852, Alta Provenza. Il paesino di Saule Mort rimane senza uomini: vengono tutti arrestati o deportati dalle guardie napoleoniche perché dichiaratamente repubblicani.
Al villaggio rimangono le donne. Sole.
Donne che lavorano nei campi, che faticano, che snocciolano i giorni come grani di un rosario che non finisce mai.
Donne che aspettando che arrivi qualcuno – un uomo – a salvare i loro giorni. A fecondarle, a ridare vita al villaggio.
Fanno un patto tacito: il primo uomo che apparirà all’orizzonte verrà accolto e la prima a essere toccata avrà la precedenza su di lui, per poi condividerlo con le altre.

“Avevamo previsto tutto per l’arrivo di un uomo. il primo obiettivo sarebbe stato il suo seme, poi le sue braccia, infine la sua presenza”.

L’uomo seme è una storia piccola, delicata e potente. È una storia di una lucidità spiazzante, in cui l’uomo come maschio diventa “l’altro” necessario non solo per il perpetuarsi della specie, ma anche per definire i contorni di una femminilità arcaica, solida, forte.

In Francia questa storia ha riempito pagine di riviste e giornali. Sono state fatte molte ricerche su Violette, sulla sua vita, le sue origini, i suoi misteri. Nessuna tomba, nessun nome nei registri. Qualche fragile filo che far dire “potrebbe essere lei”, ma nulla di più. C’è chi sostiene che Violette Ailhaud sia uno pseudonimo, che dietro a questo nome ci sia Maria Borrély. Jean Darot, l’editore, tace. A me, francamente, poco importa di sapere la verità perché trovalo la favola molto, ma molto bella. ——
Note a margine: la traduzione italiana è di Monica Capuani.
Da questo racconto è stato tratto il film Le Semeur di Marine Francen (2017) e diversi spettacoli teatrali in Francia e in Italia, recentemente lo spettacolo omonimo ideato e recitato da Sonia Bergamasco.

Violette Ailhaud
El hombre semen
Edicola Ediciones, 2015

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Roberta Frugoni
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