“Quel nome sul muro” di Hervé Le Tellier

Amo la fotografia per tutto quello che ci racconta nella sua immobilità. Mi trovo spesso a scrutare i volti, a osservare i particolari e immaginare il momento prima e, soprattutto, quello dopo lo scatto. Chissà che vita facevano le persone ritratte in quelle foto. Chi erano, cosa sognavano, dove abitavano. Uomini e donne come noi, con sogni, desideri, debolezze e speranze.

Forse André Chaix e Simone, i giovani francesi che nella foto in copertina appaiono appollaiati sul pozzo nella piazza del paese avrebbero avuto dei figli ai quali avrebbero raccontato la barbarie della guerra, forse avrebbero mostrato loro le fotografie che li ritraevano da ventenni, e poi da trentenni, quarantenni e così via, gli avrebbero raccontato di un’epoca in cui andare al cinema era l’occasione per scambiarsi qualche bacio. Avrebbero ricordato la musica dei grammofoni e quella che si ballava in piazza.

Invece André Chaix oggi è un nome sul monumento ai caduti di Montjoux. Una delle tante vite falciate dalla guerra, destinata a stare in un elenco sempre troppo lungo per essere giusto, ma che nelle mani di Hervé Le Tellier diventa qualcosa d’altro.

In questa vicenda, la predisposizione dell’autore al gioco dell’incastro e al gusto del possibile incontra l’imperdibile occasione dell’indagine letteraria nel preciso momento in cui Le Tellier scorge, inciso sull’intonaco del muro di cinta della vecchia casa appena acquistata nella Drôme, il nome di André Chaix. Chi lo ha scritto, e perché? A quando risale quella specie di graffito storto? Corrisponderà davvero al medesimo uomo del monumento ai caduti?

Le risposte non tardano ad arrivare, a Le Tellier viene perfino consegnata una vecchia scatola che reca il nome “André”. Aprendola, una manciata di foto, qualche volantino politico consunto, pochissimi oggetti personali come un bocchino fatto con un bossolo e un piccolo portafoglio in pelle. André è tutto qui.

“I documenti che ho ricevuto mi hanno reso, in un certo senso, debitore ad André Chaix. Ho deciso di scrivere la sua storia perché avevo materiale più che sufficiente per evitare la finzione. Ne è risultato un libro relativamente breve, e ho apprezzato questa brevità, che rispecchia la brevità della sua vita”.

Il filo trovato da Le Tellier è esile ma tenace e, grazie a una penna felice, il romanzo è profondo e ricchissimo di digressioni, notizie, citazioni di libri e di film.

Mi lascio trasportare e, osservando le fotografie pubblicate fra una pagina e l’altra, inizio a sentire in lontananza la musica di Edith Piaf, Jean Sablon e Trenet. Ne guardo un’altra e immagino André e Simone durante la proiezione de “L’assassino abita al numero 21” di Clouzot o de “I visitatori della notte” di Carné.

“...senza quel nome inciso su un muro, senza André Chaix come punto di riferimento non avrei potuto esplorare un’epoca in cui la generosità e il coraggio hanno convissuto, come di rado è successo, con l’egoismo e l’abiezione.” 

La vita di André Chaix è passata come una stella cadente nel cielo della resistenza francese. Grazie a libri come “Quel nome sul muro”, però, abbiamo il privilegio di conoscere la storia più autentica, quella che viene dal basso, ed emozionarci per persone che mai incontreremo sui libri di storia ma che, per un credo di libertà, hanno spesso pagato con la vita, rischiando che i loro grandi sogni potessero rimanere racchiusi per sempre in una scatola.

 

[…] Tutte le vite sono probabilmente romanzesche. Alcune, però, più di altre Sono passati ottant’anni dalla sua morte. Ma a guardare il mondo per come va, non ho dubbi che occorra ancora parlare di occupazione, collaborazione e fascismo, il rifiuto dell’altro sino alla sua distruzione. Questo libro dà la parola agli ideali per i quali è morto e interroga la nostra natura più profonda, il nostro desiderio di far parte di qualcosa di molto più grande che ci spinge a dare il meglio o il peggio di noi.

Quel nome sul muro
Hervé Le Tellier 
Traduzione di Anna D’Elia
La nave di Teseo, 2025

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