“Barbara non sta morendo” di Alina Bronsky

Alina Bronsky ha la gentilezza del tocco. Più volte ho pensato che la stessa storia, nelle mani di un altro scrittore, sarebbe diventata l’ennesimo libro dolorista. Invece, nelle pagine di “Barbara non sta morendo” ci si accomoda come su una vecchia poltrona e ci si lascia andare come se ci stessero raccontando una fiaba.  

“Quando un venerdì mattina il signor Schmidt si svegliò e non sentì il profumo del caffè, per prima cosa pensò che Barbara fosse morta nel sonno. Certo, l’idea era assurda - Barbara era sana come un cavallo- ma ancora più assurda sembrava la possibilità che stesse ancora dormendo. Non dormiva mai fino a tardi. Eppure, quando il signor Schmidt rotolò sull’altro fianco e vide che l’altra metà del letto era vuota, d’un tratto ritenne che l’ipotesi più probabile fosse che Barbara era morta mentre andava in cucina”. 

Barbara e Walter sono sposati da 52 anni. Una coppia rodata, tarata sulle tedeschissime abitudini di lui: caffè, pranzo, caffè pomeridiano, cena e poi TV. Ogni tanto lui si concede una serata al Cervo d’Oro con i soliti quattro amici. Fine, stop. Punto e a capo.
Arriva un giorno, però, in cui qualcosa cambia perché Barbara si sente stanca e non si alza più dal letto. Passerà, pensa Walter. Passerà presto e tutto tornerà sui soliti binari.
Intanto, però, qualcuno deve occuparsi di lei, farla mangiare, rimetterla in forze, e chi se non lui? Sicuramente non le amiche chiassose di cui si circonda sua moglie, sicuramente non i figli che abitano altrove e hanno già i loro impegni.
Inizia così, tra i borbottii di un uomo che deve preparare un caffè per la prima volta in vita sua, una straordinaria storia di presa di coscienza, scoperta e rinascita.
A volte bisogna deragliare per trovare la strada verso sé stessi.


Alina Bronsky è brava, riesce a far emergere tematiche complesse con levità.
La malattia di Barbara, perno silenzioso su cui muove tutto il meccanismo narrativo, non è nemmeno pronunciata. Sono le relazioni, invece, che pagina dopo pagina trovano un nuovo alfabeto per essere nominate. I pregiudizi, che vengono scalfiti con lo stupore della scoperta e le paure che si mostrano, finalmente, nella loro umano sentire.

Alina Bronsky
Barbara non sta morendo
Keller editore

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