“Oppure il diavolo” di Luca Tosi

Che poi è strano leggere sentendo una voce, ma è quello che mi è capitato con questo romanzo breve di Luca Tosi. Sarà la scelta di aver voluto mantenere in dialetto le parole che gli sono uscite di pancia, o la vita di Natale, che cerca di capire se stesso e il mondo senza mai uscire dal perimetro di Poggio Berni, oppure il diavolo. Sta di fatto che, racchiusa in un centinaio di pagine scritte con vero talento, la voce di questo trentunenne romagnolo mi ha risuonato nella testa. Natale ha saputo tenermi accanto nel suo pensare, farmi partecipe del suo sentire.

“Il comune vieta la caccia lungo il Marecchia, ma la pesca no, e perché? Perché i pesci non si fan sentire, quando vengono torturati. Io uguale: i miei trentun’anni a Poggio Berni, tutti in apnea, li ho vissuti”.

Sembra di vederla la topografia di questo paese, perché in fondo la provincia si ricalca ovunque su una manciata di luoghi dove le persone spendono le loro vite, fortune e disgrazie comprese. Così anche Poggio Berni col suo bar, il suo fiume, la sua chiesa, punti nodali nei quali la vita accade, i desideri si raccontano, i problemi si nascondono e le diversità diventano oggetto di scherno.

I Tabanelli, i Pigini, i Balducci e i Florian Dragoi: personaggi che popolano la scena come maschere, pronte a interpretare il loro ruolo in quel teatro che è la vita nei luoghi dove tutti pensano di conoscere tutti e per questo essere salvi. Anche Cesarino, che nel libro è un po’ quel padre che Natale non ha mai avuto e che gli spiega che nella vita bisogna sentire, non solo capire.

“La magagna che il fuoco, da sempre, mi scoperchia dentro due paure: la paura che c’ho ancora di mia mamma, che diceva sempre di starmi buono, che lei era facilmente infiammabile, e quella per l’inferno. Mai dette a nessuno, ‘ste due paure, che così, a non dirle, le tengo meglio al guinzaglio”.

Il candore del desiderio, la rabbia della frustrazione e la fatica di accordare i propri pensieri con quelli del mondo, forse tutto questo, oppure il diavolo, porteranno Natale a pareggiare a modo suo i conti di una vita partita in svantaggio. Il libro di Luca Tosi è punteggiato di piccole cose preziose, come la descrizione dei riflessi di luce colorata per sottolineare alcuni momenti di grande emozione e l’idea di far assaggiare a Natale la possibilità di essere un altro se stesso in una semplice trasferta lavorativa a Faenza, dove può perfino provare la felicità di disfarsi del suo odiato nome e farsi chiamare Callaghan.
Natale è davvero un personaggio del cuore, capace di regalare stupore genuino nel  mostrare il coraggio della paura. Allora non importa crescere con una madre che ti chiama Pataca e che ti ricorda quanto tu sia solo un impiccio. E non importa se quelli che consideri amici sono pronti a darti del finocchio per come cammini. Arrivi un punto che, pensa e ragiona, la vita un po’ la capisci e allora arrivi a capire anche chi è la tua mamma: fra le mamme, la più sgangherata. E capisci anche che fra molte cose, la delicatezza non sta solo nelle carezze che desideri dare, ma anche nel camminare senza spaccare l’osso del collo ai fili d’erba.
E il diavolo? Quello c’è sempre e a volte ti frega.

Nota a margine: c’è un passo, nel secondo capitolo di questo libro, in cui Natale si rintana a letto. Leggendolo, la mente è volata all’incipit de “Il primo quarto di Luna” di Giovanni Arpino. Chissà se è un velato omaggio o solo una casualità!

Oppure il diavolo
Luca Tosi
Terrarossa edizioni, 2025

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