“La rosa di Gaza”

C’è una vita che travalica ogni orrore. È quella della poesia, della voce che dal dentro si fa parola e chiede di uscire, di stare appoggiata nella quiete di un raggio di sole, nella speranza che un occhio si posi per leggere quel sentire, e che lo faccia suo per la necessità – urgente – di potersi definire umano.

La Rosa di Gaza racchiude la voce di dieci donne che hanno trovato un modo di travasare il dolore, la paura, la resistenza e la speranza nel grande abbraccio della parola scritta.

Alcune di loro, giovanissime, sono alla loro prima pubblicazione, altre sono giornaliste o scrittici affermate. Tutte, sotto il cielo di Gaza, hanno scelto la poesia come ponte, strumento e testimonianza.

Ci siamo, e siamo qua, sembrano dire. Nella prefazione del libro, uscito nel primo semestre di questo drammatico 2026, sono riportati numeri già tragicamente datati. Gaza brucia, a noi che abbiamo il privilegio della distanza geografica dall’inferno del genocidio in atto, accogliere sulla riva coloro che lottano incessantemente contro un genocidio anche culturale.

Nella raccolta poetica la La Rosa di Gaza, realizzata con la curatela di Alessandro Cannavale, Luca Costolla e Lucia Cupertino, ogni voce diventa simbolo, ognuna grido, o sussurro, o canto. Questo progetto corale, fortemente voluto per resistere e sperare, è stato realizzato nonostante gli evidenti ostacoli: le poesie, raccolte “in presa diretta”, portano nelle loro pieghe il rumore dei droni, la polvere delle macerie, la concitazione degli sfollamenti.
Tradotte direttamente dall’arabo grazie alla collaborazione di importanti arabisti, arrivano a noi nella loro forma più cristallina. Tutte le poesie hanno il testo a fronte ed alcune recano un codice QR grazie al quale è possibile ascoltarle dalla voce dell’autrice.

È così che le mani tese cercano di toccarsi? Me lo chiedo, guardando quei caratteri arabi a me incompresibili eppure densi di energia. Ascolto. Una lingua di cui non conosco i suoni, nella quale le pause e il ritmo sono diversi da quelli che hanno educato il mio orecchio. Eppure, mi dico. Eppure mi parlano. Eppure capisco.
Nima Hasan, Shuruq Dughmush, Dunya al-Amal Ismail, Samar al-Ghussein, Marah al-Khatib, Du’a Said, Raghad al-Naami, Nahar Hussein, Fedaa Zeyad.
Sono nomi, corpi, menti, cuori. Sono cicatrici che resistono, mani che non si arrendono. Sono la denuncia di chi afferma di avere sogni marciti prima di arrivare a maturazione, sono il respiro di chi ha scelto di scrivere per trascendere la dimensione della guerra.

“scrivo perché il mondo è un luogo troppo angusto per contenere le mie visioni”.

Il sigillo morale a questa antologia è apposto dalle tavole disegnate dalla quattordicenne Layan Kamal El Jabari. La Rosa di Gaza si chiude con le forme e i colori dei suoi disegni, resi ancora più preziosi dalle parole: “spero di crescere e riuscire a realizzare quello amo”.

La Rosa di Gaza
a cura di Alessandro Cannavale, Luca Crastolla, Lucia Cupertino
Les Flâneurs Edizioni, 2026

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