Quanti avversari abbiamo?
Se siete in un momento di fragilità forse non dovreste leggere il giorno dell’ ape.
L’ ultimo romanzo di Paul Murray è come lo specchio di Biancaneve: ci rimanda esattamente la nostra immagine, senza sconti e senza inganno.
Il giorno dell’ ape non è un romanzo rassicurante però, esattamente come sa esserlo la vita, è un romanzo sorprendente, a partire dal linguaggio.
Io che spesso mi rifugio nella bella prosa degli autori dei secoli passati sono rimasta impigliata nella rete di Murray.
I suoi personaggi sono sporchi, slabbrati, smarginati. I suoi personaggi escono dalla parte e ci fanno pensare a qualcuno che magari conosciamo, frequentiamo, amiamo. Siamo noi, del tutto o in parte.
Di questo romanzo ne stanno parlando molto i giornalisti, gli scrittori, i critici. Viene paragonato a questo e quello, viene incensato, promosso e raccontato nelle sue pieghe più profonde.
Il mio consiglio è di chiudere occhi, orecchie, social e di prendere fra le mani il libro per partire in direzione Irlanda del sud, verso il desolato paesello in cui la famiglia Barnes fa i conti con la sua personale catastrofe.
Ci troverete della tenerezza, della compassione, della rabbia. Ci troverete della speranza, della voglia di riscatto. Soprattutto ci troverete la disillusione di un’intera generazione (la nostra) e l’ostinata energia di chi invece si affaccia ora alla vita, in questo mondo malandato.
Il futuro è una casa sicura che noi non siamo riusciti a costruire e allora, forse, dovremmo lasciare che ci possano provare i ragazzi di oggi, quelli che, nonostante tutto il modo gli dica contro, continuano pervicacemente a credere in qualcosa di migliore.
Forse Murray ha scritto un romanzo sulla pavidità, forse sul coraggio di convivere col nostro doppio.
La Casa racconta
La poesia in esergo
Oh per tormentarmi gli opposti in me convengono
di John Donne
Oh per tormentarmi gli opposti in me convengono.
Contro natura l’incostanza ha generato
un abito costante, imprevedibile e indesiderato
mi fa mutare d’animo e di devozione.
Mutevole è in me la contrizione
come lo fu l’amore profano,
e come quello subito scordata
così enigmatica malata, gelida e di fuoco,
semplice e muta, e infinita e nulla.
Non osavo guardare il cielo ieri, e oggi
con preghiere e con parole cattivanti
corteggio Dio e domani sarò scosso
dai tremiti della paura della sua ira.
Come una fantomatica febbre terzana
la mia devozione patisce alterni accessi,
ma qui per me i giorni migliori
sono quando tremo di paura .

Paul Murray
Il giorno dell’ape
Traduzione di Tommaso Pincio
Einaudi, 2025