Ho fatto la spia

Joyce Carol Oates
Nel 2003 la storia di una ragazzina che si ritrova in una una famiglia sbriciolata come un biscotto secco stava in un racconto. Pensava che potesse bastare, JCO. Joyce Carol Oates è brava con le short stories. 
Invece quella manciata di pagine non sono state sufficienti per Lili Rose, forse perché il dolore è liquido ed è sempre difficile contenerlo.
Sedici anni dopo Rose si incupisce ancora di più e diventa Violet, in un libro che di pagine ne ha 489, se può avere un senso dare una misura.
Ma certo che no e la prova, se mai ce ne fosse bisogno, sta nel fatto che tutto il nero di questo romanzo sta racchiuso nelle poche parole del titolo (originale).
My Life as a Rat.

La mia vita da ratto.  La vita di una ragazzina adolescente che viene cacciata, esiliata dalla famiglia, dalla società, dalla comunità cattolica di cui fa parte.
Un ratto schifoso, che deve solo vergognarsi per non aver rispettato le regole del famiglia, della società e della comunità cattolica di cui fa parte.
Violet Kerringan è la voce di questo romanzo ma il sottofondo, ripetuto, rimarcato, e ribadito in ogni pagina è un brusio costante fatto di ottusità, razzismo, sottomissione, convenzione.
Ancora una volta la famiglia è un circolo chiuso fatto di codici.  Un oggetto smaltato e bellissimo che come ogni oggetto, anche il più solido, ha quello che in gergo si chiama “punto di rottura”. 
Violet, testimone suo malgrado di una scena che non avrebbe dovuto vedere e che, invece, ha visto e raccontato al mondo degli adulti. 
È lei il ratto, il punto di rottura che manda tutto in frantumi sotto gli occhi attoniti della famiglia e (ancora una volta) della comunità, che non credono a quello che vedono e no, non può essere, quindi facciamo finta che non sia così.

Una presa di coscienza lunghissima

Ho fatto la spia è una presa di coscienza lunghissima, in cui il traguardo sofferto è il rendersi conto che si può essere orfani anche con genitori in vita.

JCO fa germinare le parole nel solco tracciato in tanti suoi romanzi precedenti. I temi delle tensioni razziali, della potenza del clan famigliare, dell’abuso fisico e mentale sono tutti presenti all’appello.
Scorrono impetuosi come le acque scure del Niagara che ritornano anche in questo romanzo.
Accanto a questo -sempre- la forza (no, non scrivo resilienza, perché qua è proprio forza) di resistere e sopravvivere a situazioni sfiancanti e la possibilità di cambiare direzione, verso acque più limpide e tranquille.
Fallimento per alcuni, salvezza per altri. JCO non sconta niente, per fortuna.

Violet e VioleNt differiscono di una sola lettera. Chissà.

Joyce Carol Oates
Ho fatto la spia
Traduzione di Carlo Prosperi
La nave di Teseo, 2020

Joyce Carol Oates
My life is a Rat
Counterpoint Press. 2019

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Roberta Frugoni
Roberta Frugoni
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