Sbadamam! Che botta questo libro! 140 pagine apparse per la prima volta a puntate, sul New Yorker del settembre 1990.
A volte per (ri)costruirsi è necessario partire, cambiare, vivere luoghi diversi da quelli che ci hanno visto crescere.

Una gran nebbia: bianca, opaca e densa. La provincia italiana del ravennate. Campi rigati di nero dall’aratro. È malaria. Anzi, mal’aria.
Baldini intinge la sua penna nell’inchiostro nero del fascismo per raccontare un vicenda che sfugge alle comuni etichette di genere. Ricalcando il titolo di una sua raccolta di racconti qualcuno lo ha definito “gotico rurale”.

L’ho pesato. Questo libro pesa 288 grammi.
Dicono che il peso dell’anima sia 21 grammi. Forse si sbagliano, forse il peso giusto è 288.
O, forse, non esiste il concetto di giusto e sbagliato.
Non esiste per Elisabetta Maiorano, la protagonista di questo romanzo, che ha un’anima profonda come l’abisso del mare e un concetto di giusto tutto suo. Intimo, vero.

“Kramp” è un piccolo libro che passa sottopelle. La sua scrittura, talmente semplice da apparire un racconto per bambini, arriva in modo diretto e profondo al nostro sentire. Leggere queste 123 pagine è come guardare negli occhi i personaggi e leggervi che, per quanto assurdo, anche l’orrore di una dittatura può essere raccontato con poesia, come una carezza lieve.

Regalami una tregua, vita mia!
Questo libro è una bomba. Non solo perché è splendido e ricco di spunti di riflessione. Lo è anche perché, come una bomba, esplode senza nessun preavviso, lasciando tutti attoniti. Primo fra tutti Martin Santomé, protagonista e impiegato quasi quarantanovenne in una Montevideo degli anni ’50. Prossimo alla pensione, perché nell’Uruguay di quegli anni la gente andava in pensione all’età di 50 anni, Martin trascorre una vita monotona e in qualche modo rassegnata. Tre figli oramai adulti, una moglie morta quando lui era ancora giovanissimo, un lavoro noioso in una ditta di componenti meccanici. Ogni giorno uguale al precedente. Una vita in accumulo.