“Kramp” è un piccolo libro che passa sottopelle. La sua scrittura, talmente semplice da apparire un racconto per bambini, arriva in modo diretto e profondo al nostro sentire. Leggere queste 123 pagine è come guardare negli occhi i personaggi e leggervi che, per quanto assurdo, anche l’orrore di una dittatura può essere raccontato con poesia, come una carezza lieve.

Regalami una tregua, vita mia!
Questo libro è una bomba. Non solo perché è splendido e ricco di spunti di riflessione. Lo è anche perché, come una bomba, esplode senza nessun preavviso, lasciando tutti attoniti. Primo fra tutti Martin Santomé, protagonista e impiegato quasi quarantanovenne in una Montevideo degli anni ’50. Prossimo alla pensione, perché nell’Uruguay di quegli anni la gente andava in pensione all’età di 50 anni, Martin trascorre una vita monotona e in qualche modo rassegnata. Tre figli oramai adulti, una moglie morta quando lui era ancora giovanissimo, un lavoro noioso in una ditta di componenti meccanici. Ogni giorno uguale al precedente. Una vita in accumulo.

Diciamolo subito: questo libro ha vinto tre e dico tre fra i più prestigiosi premi italiani riservati alle raccolte di racconti. Quindi non starò a dirvi quanto sia scritto bene e quanto l’autore si sia davvero meritato questi riconoscimenti perché, è evidente, ci sono persone molto più titolate di me che lo hanno già fatto. Quindi come fare a raccontare un libro così? Intanto dicendo che i racconti sono quattro, due brevi e due lunghi, una pacchia per chi ama il genere. Poi invitando alla lettura tutti quelli che “io i racconti non li leggo perché non mi danno soddisfazione”. Leggete e poi ne riparliamo.

Per raccontare di questo libro la devo prendere un po’ larga.
Perché i Quaderni di Luisa T. arrivano diretti da un luogo magico, il Piccolo Museo del Diario. A Pieve Santo Stefano, in toscana, trentaquattro anni fa Saverio Tutino decise di fondare un archivio in cui raccogliere le moltissime testimonianze scritte delle persone comuni.

Questo è un libro di confini. Dove c’è un dentro e un fuori. Dove c’è un’immobilità fisica e di pensiero. Dove la paura paralizza e spinge a un rifiuto di qualsiasi azione di salvezza.
Sembra però anche un quadro di Bruegel, perché la storia è intinta in una pece nera, che sa di medioevo del pensiero, di ipocrisie squisitamente umane, di tragicomico destino che gli abitanti in qualche modo scelgono di abbracciare.