Leggo Riccarelli e mi chiedo cosa ci sia in questo autore che mi affascina. Mi fermo un attimo a pensare e capisco che la bravura sta nel farti affezionare ai personaggi che popolano le sue pagine. Così è stato per Paolino e il signor Lupo di Stramonio.
Così è per Signorina, la signora Mei, l’Ada e l’Armida de L’amore graffia il mondo.Del resto, quando una bambina viene battezzata dal padre ferroviere Signorina, come la locomotiva a vapore 640 e quando quella bambina riccia ha come amica e confidente un’oca di nome Armida come fai, dico io, come fai a non affezionarti?

Voglio scriverlo di getto questo commento, così come velocemente ho letto il libro. 196 pagine che mi hanno presa, stritolata e risputata sulla riva a fare i conti con i miei ricordi. Al netto delle ultime righe che avrei voluto leggere diverse (ma io con i finali ci litigo spesso) questo è forse uno dei libri più belli che abbia letto ultimamente. La trama: una figlia trentaseienne ritorna a Messina per aiutare la madre nei lavori di ristrutturazione della casa di famiglia. Il padre è uscito dalle loro vite molti anni prima. Non è morto, è semplicemente andato via da un giorno all’altro, senza lasciare tracce.L’assenza potrebbe essere il tema. Se non fosse che la casa da ristrutturare ha il tetto sfondato. Il tetto. Quella cosa che ti protegge, che ti ripara, che simbolicamente “è” casa. Assenza di cosa, quindi?

Bella era bella, morta era morta. Perché nessuno chiama aiuto? Perché nessuno va alla polizia? Attenzione spoiler! Scherzo! non ancora. Posso ancora dire che ognuno di questi personaggi (delineati con grande bravura dall’autrice) ha dei ripensamenti. Sanno, in cuor loro, che non possono far finta di nulla, che quel cadavere potrebbe essere ancora lì, che loro sarebbero ancora in tempo per poter denunciare il cadavere. Ma…Stop. Di più non si può dire.