Arriva il giorno che inizi a leggere Simenon.
Con tutte le nuove uscite che hai in lista, tiri fuori dei vecchi libri di famiglia e inizi a girarteli fra le mani.
300 lire per un giallo con i fiocchi.
Non male.
Però voglio iniziare dai “non Maigret”.
Non perché il commissario mi abbia fatto qualcosa, piuttosto perché, da lettrice in erba, Maigret per me è ancora troppo legato all’immagine di Gino Cervi.
Allora lo voglio prima conoscere un po’ questo George e poi arriverà anche il turno del commissario.
Nell’ordine ho letto la Camera azzurra, Lettera al mio giudice e da ultimo Il piccolo libraio di Archangelsk.
Quest’ultimo detiene finora il podio.

La goccia d’oro, di Michael Tournier, La diva Julia di Somerset Maugham e L’uomo che guardava passare i treni di George Simenon.
Ci sono tanti modi di essere lettori. Uno di questi, che sento appartenermi in modo particolare, è quello che mi fa cercare collegamenti fra le cose.
Per questi tre libri il mio fil rouge è stato il concetto di Immagine. Immagine reale, immagine percepita. Specchio, immagine falsa, falsata, inventata. Realtà, immagine deformata. Verità.
Ci sono tanti modi di essere lettori. Uno di questi, che sento appartenermi in modo particolare, è quello che mi fa cercare collegamenti fra le cose.
Per questi tre libri il mio fil rouge è stato il concetto di Immagine. Immagine reale, immagine percepita. Specchio, immagine falsa, falsata, inventata. Realtà, immagine deformata. Verità.